La storia di Kali Shoes: come abbiamo iniziato a produrre stivali texani artigianali - KALI SHOES®

La storia di Kali Shoes: come abbiamo iniziato a produrre stivali texani artigianali

Ogni storia ha un inizio.

La storia di Kali Shoes inizia nel 2020, in piena pandemia. Il mondo si era fermato, sì. Ma è quando tutto fuori si ferma che, a volte, si muove qualcosa dentro.

È stato così per Dante, l'ideatore del progetto Kali Shoes, che oggi ci racconta com’è andata: da dove è arrivata l’intuizione, quali errori lo hanno fatto crescere, come è arrivato fin qui.

Insieme, in una chiacchierata, riavvolgiamo il nastro e torniamo alle origini.

Dante, partiamo dall'inizio. Kali Shoes nasce in un momento storico molto particolare. Da cosa è partito tutto? 

Diciamo che, sotto tanti aspetti, l’inizio di Kali Shoes è stato quasi una scommessa. 

Io non venivo dal mondo della calzatura.

Lavoravo come project manager in un'agenzia digitale, e tra i clienti che seguivo ce n'era uno che vendeva scarpe online. Il prodotto funzionava, le vendite c'erano. Ma mancava qualcosa di fondamentale: il rapporto umano. La cura. L'attenzione vera verso chi stava dall'altra parte dello schermo.

Era un meccanismo che girava, ma senza anima.

E da lì è nata una domanda molto semplice, che però ha cambiato tutto: e se provassimo a farlo meglio?

Così, insieme a un minuscolo gruppetto di persone che da subito hanno condiviso la mia visione, ho avviato un piccolo business per vendere scarpe in proprio. Era il 2020.

Kali, alle origini, era una realtà piccola, fatta di tentativi, di studio, di tanto lavoro manuale. Ma il principio cardine da cui era nata, la cura del cliente, è stato dal primo giorno il suo tratto distintivo.

All'inizio però Kali Shoes non produceva stivali texani artigianali. Cosa è cambiato lungo la strada?

Sì, è vero, non siamo sempre stati quel che siamo oggi. Ma proprio le nostre origini ci hanno permesso di evolvere, sia come persone che come brand.

Quando abbiamo iniziato l’avventura, i texani non li sognavamo neppure, e il mondo dell’artigianato ci era ancora sconosciuto.

Avevamo scelto, in un certo senso, la via più semplice: vendevamo scarpe di tendenza, comprate all’estero in stock da sei-otto paia per modello.

Non producevamo noi, non seguivamo i modelli dalla materia prima al prodotto finito. Confezionavamo le scarpe con il nostro marchio e le vendevamo. Con ottimi risultati.

I primi tempi di Kali Shoes: il magazzino

L’attività andava bene, vendevamo molto. Il sacrificio era poco, il margine alto. 

Ma non eravamo fieri di come stava andando. Sentivamo che il meccanismo aveva crepe profonde.

Le scarpe che vendevamo e di cui avevamo pieno il magazzino si rompevano dopo un mese.

Ci guardavamo intorno e vedevamo tanto spreco, tanta plastica.

No, non ne andavamo fieri.

Quella prima impresa è durata pochi mesi, e oggi penso fermamente che sia stata proprio questa la sua più grande fortuna.

Perché, proprio mentre cercavamo di capire come uscire da quel sistema che avevamo costruito ma che non ci rispecchiava davvero, qualcosa ci ha costretto a fermarci e ripensare tutto da capo.

E infatti di lì a poco è arrivato il Covid. È lì che è davvero cambiato tutto, vero?

Esatto. D’un tratto le città si sono fermate, e tutti abbiamo iniziato a vivere in bilico, letteralmente senza sapere cosa sarebbe successo l’indomani.

Le file con la mascherina fuori dai supermercati, gli amici che si ammalano: in una situazione del genere, capisci quanto sia tutto incerto. E cosa è davvero importante.

Produrre rifiuti, riciclare packaging, vendere oggetti che dopo un mese saranno in un bidone, destinati ad accumularsi in una discarica: no, non volevamo più speculare su tutto questo.

Non è stata una decisione strategica. Non c'era un business plan che diceva "tra sei mesi entriamo nel mondo dell'artigianato italiano".

Ancora una volta, ci siamo mossi seguendo una sensazione. E l’ispirazione per il nuovo inizio è arrivato, inaspettatamente, da un piccolo problema personale.

Ti riferisci agli stivali azzurri?

Proprio a quelli!

Dovevo fare un regalo a una persona molto cara, e avevo ben chiaro in mente cosa volessi: un paio di stivali azzurri.

Semplice, no? Ecco, no, non lo era per niente: trovare un paio di stivali azzurri fatti come si deve, in piena pandemia, in Italia, stava diventando letteralmente una caccia al tesoro.

Quelli che ho trovato si sono rotti dopo due settimane. E lì ho capito che dovevo cogliere un segnale forte e chiaro: quello che voglio non esiste? Ok, lo faccio io.

Facile a dirsi, ma non a farsi…

Ho iniziato a chiamare possibili produzioni, una dopo l’altra. E a collezionare rifiuti.

C’era chi pensava solo ai numeri e ai volumi (che io non potevo garantire), chi stava chiudendo a causa del lockdown, chi semplicemente diceva “bello, ma no grazie”.

Era difficile trovare qualcuno che avesse voglia di collaborare alla costruzione di un qualcosa di nuovo, partendo dal basso. Qualcosa di piccolo, ma curato, vero.

La prima produzione che ha accettato di collaborare con Kali, ha dichiarato fallimento dopo pochi mesi: quello è stato il momento più duro, stavo davvero quasi per mollare.

Io e il mio piccolo team eravamo rimasti soli, con 700 ordini da consegnare a cui fare fronte.

Non sapevamo da che parte iniziare. Mi ricordo che ho passato giornate intere a guidare. Andavamo dai tagliatori, ritiravamo le pelli tagliate, le portavamo dagli orlatori, poi da chi le doveva montare. Tornavamo a prenderle, le imballavamo e le spedivamo. Tutto noi, 700 volte.

Dante con le pelli nel furgone Dante fuori dal laboratorio

Immagina quel momento: ti ritrovi stanco, con le mani sporche di colla, il furgone pieno di scatole, il telefono che squilla con clienti che chiedono notizie del loro ordine. È normale pensare: "ma chi me l'ha fatto fare".

Ma quella situazione mi ha fatto anche capire una cosa importante. Non mi serviva qualcuno che producesse scarpe per noi: mi serviva qualcuno che sposasse la nostra visione, per costruirla insieme”.

Non potevo mollare senza aver fatto prima un ultimo tentativo.

E qui arriviamo all’incontro con l’artigianato

Sì, siamo andati a visitare diversi laboratori del Centro Italia, abbiamo parlato con artigiani anziani e giovani, abbiamo conosciuto la passione di chi tiene in vita tradizione e competenze tramandate da padre a figlio, da maestro ad apprendista.

Alla fine, la persona che cercavamo da tanto l’abbiamo trovata vicino casa, in Campania, la mia terra d’origine.

Mario, un artigiano esperto di lavorazione della pelle, che però non aveva mai realizzato stivali texani. Ma aveva due qualità fondamentali: una profonda conoscenza del mestiere e l'entusiasmo di sperimentare.

Siamo partiti con un ritmo di due, tre paia al giorno: tutto fatto a mano da lui, tutto seguito passo per passo.

Nel frattempo, io e il mio piccolo team (Marzia e Nicol, coloro che ci sono fin dall’inizio), abbiamo costruito il sistema digitale che esiste oggi, contattato designer per realizzare i primi modelli proprietari, costruito una catena di micro-fornitori italiani per ogni componente.

Marzia e Nicol allestiscono lo showroom Kali Shoes

E, questo è importante, abbiamo scelto di portare avanti un modello di produzione su domanda: niente magazzini, niente sprechi di prodotti rimasti invenduti.

Due paia al giorno. Oggi, ne consegniamo circa ventimila in tutto il mondo.

E perché, tra tutte le scarpe che si potevano produrre in Italia, proprio gli stivali texani?

Perché negli stivali texani abbiamo trovato qualcosa che ci rappresentava: gli stivali texani sono il simbolo dello spirito libero. Un po’ audaci, un po’ rock, un po’ ribelli. Non sono scarpe che indossi per passare inosservata: dicono qualcosa di te.

Oltre a ciò, i texani in Italia erano una nicchia di mercato che lasciava parecchio spazio per inserirsi e costruire qualcosa di unico. C’erano poche realtà strutturate, si importava tanto dall’estero e di vero artigianato locale ce n’era poco.

Abbiamo colto l’opportunità per avviare un progetto che ci somigliasse e che colmasse una reale lacuna di mercato.

A questo punto, l’altra domanda che viene spontanea è: perché il nome "Kali"? 

Il nome è arrivato presto, e non è stato casuale. E sì, viene proprio dal nome della divinità induista.

Kali è una dea che unisce gli opposti. Incarna allo stesso tempo una potenza destabilizzante e una tenerezza materna: due cose che di solito non stanno insieme, e che invece per noi raccontavano esattamente quello che volevamo essere.

La potenza destabilizzante è quella contro una moda superficiale, che ci vuole tutti uguali, vittime delle tentazioni di un fast fashion di scarsa qualità e dannoso per il pianeta. Ma è anche la potenza contro tutti quei condizionamenti sociali che ancora oggi limitano la libertà di espressione e di autodeterminazione delle donne.

E poi c'è la tenerezza, che per noi è un'altra parola per dire cura. Cura per i dettagli, per una produzione attenta e responsabile. Cura per la storia unica che ogni donna porta con sé - e che racconta, anche, con ogni passo.

Per questo “Kali”. Perché un paio di stivali, in fondo, non è mai solo un paio di stivali.

Se dovessi dire in poche parole cosa è oggi Kali Shoes, cosa diresti? 

Direi che Kali Shoes oggi è una direzione precisa. Una direzione che si può riassumere in tre passaggi:

Meno plastica, più materia vera.

Meno produzione inutile, più consapevolezza.

Meno rumore, più identità.

Kali Shoes è un percorso in evoluzione, nato in un momento difficile e cresciuto grazie alla ricerca, agli errori, e alla voglia di fare le cose in un altro modo.

Il team è cresciuto, componendosi di tante persone, alcune in laboratorio, altre che collaborano da remoto.

Non siamo perfetti. Ma lavoriamo ogni giorno per creare una dimensione più umana, più responsabile, più nostra.

Ed è per questo che oggi produciamo stivali texani artigianali, fatti in Italia su domanda, con materiali scelti uno per uno.

Perché crediamo che un paio di stivali debba durare. Debba avere una storia. E debba poter raccontare anche quella delle donne che ci scelgono, passo dopo passo.

Grazie, Dante.

La storia di Kali Shoes continua a scriversi ogni giorno, in laboratorio e fuori.

Ogni paio di stivali è un piccolo capitolo: nasce dai desideri delle nostre clienti, prende forma nella nostra mente e diventa realtà grazie a mani che portano avanti in maniera sempre nuova la tradizione dell’artigianato italiano.

Il vero (Hand)Made in Italy, per noi, è quello che non ha bisogno di alzare la voce per farsi riconoscere. Si vede, si tocca, si porta addosso.

Mastro artigiano italiano controlla uno stivale Kali Shoes

E grazie a te, che hai letto fin qui.

Grazie a chi ci sceglie, per un’occasione speciale o una giornata qualsiasi, perché nei nostri stivali trova un modo nuovo di esprimere il suo carattere.

Vuoi conoscerci meglio?

🥾 Scopri la nostra collezione SS26

👢 Crea il tuo paio di stivali su misura

📜 Leggi cosa scrivono di noi


Dante, Marzia, Nicol e tutto il team

 

Torna al blog

Lascia un commento

Si prega di notare che, prima di essere pubblicati, i commenti devono essere approvati.